Autore Topic: La Cosa che Sogna...  (Letto 1585 volte)

Erebus

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La Cosa che Sogna...
« il: Dicembre 10, 2009, 03:42:09 »
Il racconto da cui è nata Anubia inizialmente...

Prologo:

Terra, anno 1500 AC circa, colline desertiche presso la città di Karma, valle alta del Nilo, alle falde della 3° grande cateratta, sotto l'egida del faraone Thutmosis I°...

Nesamun era preoccupato. Pakhneter, il vecchio sacerdote di Osiride, avrebbe dovuto arrivare poco dopo l'alba, mentre ormai il sole era già alto e il calore iniziava a diventare insopportabile...quell'incontro quasi in pieno deserto non era stata una brillante idea, e il sudore cominciava a colargli negli occhi, aggiungendo altro bruciore a quello già provocato dalla sabbia.
Solo una settimana prima, l'architetto Nesamun non avrebbe mai pensato di mettere in gioco la propria vita, la propria sicurezza e tutto quanto aveva al mondo, per un'idea temeraria e folle, che si sarebbe potuta risolvere in una vera e propria tragedia e in un nulla di fatto...ma le parole del sacerdote erano state convincenti, e ancor più lo erano stati i segni e le cose che aveva visto in quell'oasi nascosta fra dune di Gebel Barkal, anche se tutto questo non bastava a sciogliere il nodo al ventre, che sentiva sempre più stretto...
Finalmente Pakhneter arrivò, e Nesamun si rilassò un pochino.
"Salve Maestro Costruttore" disse il vecchio sorridendo con la sua bocca sdentata, "mi spiace per il ritardo, ma le piste attorno a Karma, stamane, erano un po' troppo battute per i miei gusti...chissà come mai il giovane Djehutmose ha inviato tanti uomini della guardia a controllare le piste...non é che vi siete fatto seguire? O che avete parlato con qualcuno della nostra riunione? O di quello che avete visto?", e nel profferire le ultime parole il sorriso di Pkhneter divenne quasi un ghigno sprezzante...
"No vecchio, niente di tutto questo...non é forse che in questi giorni avete ecceduto con il malto fermentato e la vostra bocca si é scucita più del dovuto?" replicò Nesamun, che non apprezzava i modi scostanti del sacerdote.
Pakhneter, che non era abituato ad essere trattato così, trattenne a stento una replica, e smise di sorridere: "Va bene maestro, allora veniamo al dunque...siete pronto a mettere in atto il nostro piano? Ricordatevi che una volta che avremo messo in moto le cose, non ci sarà modo di tornare indietro..."
"Sono pronto, venerabile sacerdote, non abbiate timore, anche se non sono un guerriero, ormai ho visto troppo e non potrei più dormire sonni tranquilli sapendo ciò che si annida realmente dietro i sacerdoti di Toth"
"Bene ragazzo mio, allora vieni con me, la strada per la santa grotta é lunga e faticosa...forse non verremo mai ricordati dalla storia, ma le nostre azioni di certo avranno un peso su tutte le generazioni a venire...che lo spirito di Osiride difenda i nostri passi".
Nesamun non commentò nulla, rimise le bisacce con le provviste sul cavallo, e assieme al sacerdote si incamminò verso la grotta di cui tanto questi gli aveva parlato...

Continua...

Erebus

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Re: La Cosa che Sogna...
« Risposta #1 il: Dicembre 10, 2009, 03:43:49 »
Città di Karma, palazzo di Djehutmose...

Il governatore di Karma era preoccupato, stanco e nervoso: se i sacerdoti di Toth avessero scoperto che non era ancora riuscito a scoprire dove era finito il vecchio, maledetto, sacerdote di Osiride, lui ne avrebbe probabilmente pagato le conseguenze...aveva visto cosa erano in grado di fare gli Ibisus, le creature sacre al Dio, a chi era loro nemico: non aveva potuto dormire per una settimana, al ricordo del vecchio governatore che veniva mummificato vivo dalle creature, per far posto a lui come nuovo signore di karma.
Per sua fortuna Djehutmose era un uomo dallo stomaco forte, e sapeva essere molto generoso con se stesso, sapeva perdonarsi in fretta e lo stesso aveva fatto per quella faccenda: in fondo quello stupido del vecchio governatore aveva avuto una scelta e non aveva saputo cogliere l'opportunità al volo....ehhhhh, che peccato...
Si concesse un sorriso...
Ma ora era in gioco la sua sicurezza, perché pochi giorni prima il sacerdote, accompagnato da qualcun altro che ancora non era riuscito a scoprire, aveva spiato di nascosto la danza sacra degli Ibisus, ed era riuscito a scappare dopo che era stato visto...e se lui non avesse risolto la situazione in fretta, sarebbe ben presto finito nella lista dei cattivi, e questo non voleva proprio che accadesse, no di certo...
"Shabaka, vieni qui!" ordinò Djehutmose con voce imperiosa, ma al tempo stesso tremante.
"Ditemi signore", rispose il grosso Nubiano che aveva perso un occhio in battaglia contro gli stessi egiziani, tanto tempo prima, e che proprio per questo era diventato uno degli uomini di fiducia del governatore: non si faceva scrupoli quando doveva trattare con un egiziano...
"Shabaka, gli uomini della guardia hanno trovato il vecchio?"
"No signore, mi spiace, ma pare che il sacerdote sia riuscito ad uscire dalla città senza essere visto"
"Come é possibile? C'erano uomini ovunque...ovunque!" disse con rabbia disperata il giovane dai bei lineamenti non rovinati dal lavoro, abituato fin dalla nascita ad essere servito e riverito.
"Non lo so signore" rispose il nero senza alcun sentimento nella voce "forse il sacerdote ha usato la magia per fuggire".
"Magia? Sciocco, solo i sacerdoti di Toth conoscono gli antichi segreti, dove avrebbe preso questa magia il vecchio idiota?" controbatté con furia crescente Djehutmose, che iniziava stranamente a ripensare alla fine del vecchio governatore...
"Non lo so signore, io riferisco solamente...forse potremmo chiedere aiuto ai sacerdoti di Toth, magari con la loro magia...."
"Che Toth ti mangi il cuore, grosso idiota, se i sacerdoti venissero a sapere di questa faccenda la mia testa sarebbe la prima a cadere...Raduna tutti gli uomini della guardia e battete le colline palmo a palmo se necessario, e portatemi il fegato di quel vecchio maiale! Presto! Muoviti! Non ti pago per oziare"...ormai i nervi del governatore stavano cominciando a cedere, e aveva bisogno di sfogarsi con qualcuno
"Certo signore, perdoni la stupidità di questo grosso bue, eseguirò immediatamente..."
"Bene, Shabaka, eh....ancora una cosa...se per domani non vedo il fegato di Pakhneter alla mia tavola, farò in modo che le iene divorino il tuo...".
"Certo signore, come voi comandate" disse il nero con un sogghigno così leggero che Djehutmose non lo notò neppure, "come voi comandate...".


Città di Tebe, tempio sacro di Osiris...

I rumori della sera cominciavano a sembrarle sempre più fastidiosi: il canto degli Ibis sul nilo che si apprestavano a tornare alle loro case, il rumore del mercato sottostante che iniziava a chiudere, il vociare della gente della notte che iniziava ad uscire di casa per dedicarsi ai suoi affari...tutto sembrava fatto apposta per infastidirla e innervosirla...
Erano già due giorni che attendeva notizie del suo amante Osiris, ma questi non le aveva inviato ancora niente...eppure con i suoi poteri e la sua magia, sarebbe stato semplice mandarle almeno una sua visione, un piccolo frammento del suo essere racchiuso in un sogno, per tenerle compagnia durante la sera fredda e permeata dal terrore che le creature di Toth venissero ad attaccare la sua dimora...e tutto per colpa di questa guerra assurda fra maghi, o Dei, come li chiamava il popolino ignorante...
Lei avrebbe solo voluto passare più tempo con Osiris senza avere tra i piedi il loro "figlioccio" Horus, guerrafondaio fin nel profondo dell'anima e convinto di essere il portatore di non si sa quale verità e giustizia...era stato lui a cominciare la guerra, ad insistere perché i sacerdoti di Toth venissero controllati in ogni cosa, in ogni funzione e celebrazione dai "suoi" sacerdoti...
Isis era una ragazza giovane e bella che amava la vita e Osiris si era innamorato subito di lei quando i "suoi" sacerdoti l'avevano portata al tempio per farla esaminare, dato che dimostrava di possedere "il dono". Allora lei aveva appena 16 estati, ed era rimasta impressionata dalla bellezza di Osiris, dai suoi capelli di un colore che non si era mai visto in Egitto, dei suoi occhi che sembravano nubi temporalesche e che sprizzavano energia. Era rimasta ipnotizzata dalla sua sicurezza, dalla sua forza e determinazione, dal suo coraggio...tutti amavano Osiris, il Grande Signore Luminoso, colui che guidava veramente la vita dell'Egitto, che consacrava i faraoni e combatteva i nemici dell'Egitto e le ingiustizie...
Eppure adesso, di tutto quello che di lui aveva amato, non rimaneva che l'attrazione reciproca, il voler sentire il suo calore, la sua dolcezza, i suoi baci sulla pelle...e la determinazione, il coraggio, le grandi imprese, non erano che un ostacolo al loro amore, un ostacolo più grande di loro...
Allora Isis si era dedicata a imparare la magia, a seguire le orme di Osiris in modo da poter, un giorno, cavalcare a suo fianco da pari, poter usare i poteri che erano riservati agli Dei per combattere assieme a lui, per poterlo proteggere...E invece lui l'aveva osteggiata, voleva impedirle di conoscere la magia e i segreti arcani, perché, diceva lui, c'erano segreti troppo pericolosi e non voleva perderla...
Lei aveva obbedito, o almeno così aveva fatto credere a lui...e aveva smesso di andare alla libreria del tempio e di frequentare le lezioni del gran sacerdote...
Ma fra le guardie del tempio, c'era un giovano guerriero di nome Pektry, che le aveva più volte rivolto sguardi che se fossero caduti sotto l'occhio di Osiris, gli sarebbero costati molto cari. Lei aveva così cominciato a parlare con la guardia e l'aveva convinta a portarle i libri che Osiris non voleva che leggesse...e il giovane Pektry era stato sempre pronto a portarle tutto quello che lei voleva, perché orami nei suoi occhi, nel suo cuore e nella sua anima, non c'erano che i suoi occhi del colore della notte, i suoi capelli neri e lunghi, e la sua pelle profumata, che gli faceva girare la testa ogni volta che lei si avvicinava per  chiedergli qualcosa...se ne avesse avuto l potere avrebbe sfidato lo stesso Osiris per avere lei...ma purtroppo come poteva sperare di vincere la collera del grande Dio, dell'uomo più amato di tutta l'Africa?
Erano passati oramai 3 anni da quel primo giorno al tempio ed Isis aveva imparato tante cose da allora. Sapeva come operare molte magie, ed aveva scoperto che aveva un talento naturale per tutto quello che riguardava il chaos, le illusioni, le passioni umane e anche le passioni degli Dei...aveva appreso come danzare intessendo magie su tutti coloro che la guardavano e soprattutto aveva imparato a nascondere le sue magie, in modo che nessuno si rendesse conto della magia che operava...e questo per non destare la collera di Osiris...
E adesso si ritrovava di nuovo sola, all'interno del freddo tempio, circondata da guardie e sacerdoti che sarebbero morti per lei, incatenati dalle sue danze, tutti desiderosi di entrare nelle sue grazie, ma tutti timorosi del potere del Dio.
Horus, l'odiato figlioccio, frutto della passione di Osiris per la figlia del faraone, alcuni anni prima che lei ancora nascesse, l'avrebbe spogliata e frustata in piazza se avesse scoperto tutto quello che lei aveva fatto nel tempio, se avesse sospettato che molti dei testi "proibiti" che erano spariti dalla biblioteca erano in realtà nascosti in un a stanza segreta dei suoi appartamenti...
Ah...il "prode" Horus, puro e senza peccato, sempre pronto a combattere le ingiustizie, sempre pronto ad ergersi come esempio di rettitudine e giustizia...e sempre pronto a sputare veleno contro di lei, a mettere in piazza ogni suo difetto, a cercare di convincere Osiris a lasciarla stare perché "Lei stava togliendogli la forza per combattere il male"...
Chiamò il fedele Pektry, a cui non aveva mai dovuto fare incantesimi per assicurarsi la lealtà.
"Pektry, mio dolce amico, prepara la mia carrozza, perché domani partiremo per un viaggio..."
"Ma signora..." rispose il giovane preoccupato "fra qualche giorno dovrebbe tornare il Signore Osiris, cosa penserà  se non vi troverà ad attenderlo?"
"Non ti preoccupare, gli andremo incontro..." e il suo sguardo non lasciava presagire nulla di buono alla guardia, che cominciava a essere davvero nervosa...


Deserto, città perduta di Irem...

Typhoon non era mai stato così bene...
Aveva assorbito il potere della Terra per oltre 1 mese, aveva prosciugato 6 oasi di tutta la loro vita e ora era pronto ad affrontare in battaglia lo stolto Osiris e suo figlio...
I suoi Ibisus, i suoi angeli e figli, erano pronti a combattere al suo fianco e dopo la caduta di Osiris e Horus, nulla avrebbe più potuto fermare il suo progetto...le stelle sarebbero state di nuovo allineate e tutto il suo essere, anche la parte che ancora era prigioniera nel limbo fra questa dimensione e la precedente in cui viveva, sarebbe finalmente entrato in questo misero corpo umanoide...
Un corpo che certo aveva migliorato, innestandovi braccia artificiali del colore della notte, lucide come la corazza di uno scarabeo, e gambe che erano come querce di ferro, e una corazza viva e dai colori sgargianti e mutanti...solo la testa aveva mantenuto immutata, la testa che era appartenuta a quel corpo originariamente, con il viso e gli occhi ormai spenti e vacui del giovane, stolto e vanaglorioso gran sacerdote di Toth. Che bestie stupide erano gli umani...bastava una promessa di potere, uno sprazzo di estasi e piacere, una visione di bellezza e di gloria, e il loro ego si gonfiava e gonfiava e nutriva di se stesso...fino a che, invariabilmente, non cadevano ai suoi piedi...
Solo quella razza dannata di maghi, immortali o cosa diavolo erano, riuscivano a contrastarlo....
Gilganor fu il primo, quando lui, sotto forma del vecchio sacerdote Nephitys, aveva costruito la Torre di Baybelu per condensare le energie mistiche del pianeta e, attraverso il sacrificio di migliaia di stupidi umani, richiamare la sua forma astrale in questa dimensione.
E quel maledetto immortale, venuto da chissà dove, senza passato e senza futuro, gli si era contrapposto. Aveva portato con se un'arma, forgiata dall'inferno stesso probabilmente, un'arma in grado di contrastare anche lui. Qualcosa che era riuscito a mettergli paura...
L'Artiglio di Toth, così era stato chiamato dagli storici e dai suoi sacerdoti, la sua condanna....
E l'artiglio aveva consumato Nephitys, aveva distrutto il suo corpo mortale e divorato parte dell'anima di Typhoon, o Toth, come lo chiamavano gli stolti sacerdoti che credevano in lui come nella reincarnazione del loro antico Dio...probabilmente stupide leggende e credenze locali...
Gilganor aveva poi nascosto l'artiglio ed era fuggito, sparito, scomparso...per fortuna...
Perché Typhoon aveva molti assi nella manica, più di quanti quegli stolti potessero immaginare...non si può pensare di distruggere un Dio che é più grande dell'universo stesso...
E lui si era nuovamente reincarnato, aveva gettato il seme anni addietro, custodito e curato dai suoi sacerdoti, fino a che il frutto non era maturato nell'attuale sacerdote, il cui nome non verrà neppure ricordato dalla storia.
E qui aveva scoperto che c'erano altri immortali, che durante la sua assenza avevano preso il potere, erano assurti al ruolo di Dei dei popoli che dimoravano in questa zona, dei suoi vecchi sudditi....
Non sapeva da dove fossero uscite tali creature...non sapeva se erano umani che avevano imparato a controllare parte delle energie della realtà, o se erano una razza a parte, o scherzi della natura, oppure ancora se erano appoggiati da qualche oscuro Dio di questo mondo (e ancora non ne aveva incontrato nessuno...che Dei elusivi e piagnucolanti che dovevano essere...).
In ogni caso, essi andavano distrutti prima che distruggessero lui....
Sapeva che il loro capo, Osiris, stava muovendo un esercito verso di lui, che aveva intenzione di dargli battaglia....ma era una cosa inutile e puerile...lo avrebbe schiacciato e avrebbe bevuto la sua anima come olocausto a se stesso...ah, che giornata magnifica si preannunciava....distruzione, sangue, guerra....questo era il significato della vita...i mondi nascono, e Typhoon si abbevera alla loro linfa...l'universo é il suo campo di grano, la guerra la sua falce, il sangue e la morte la sua farina, le anime il suo pane...
Prese l'elmo a forma di testa di Ibis, in nero metallo lucido, in cui aveva incanalato le energie della terra, e si diresse verso il suo carro...


Un luogo...

La "Cosa che sogna" se ne stava tranquilla, sul fondo del suo pozzo...dormiva come sempre...e sognava...
Sognava di danzare, di volteggiare libera e felice nel vuoto, attirata dalla gravità delle stelle, nutrita e accudita dalla loro energia...danzava fra i mondi, si nutriva della vita e ne generava altra attraverso i suoi escrementi...
Nessuno sapeva se la Cosa avesse un nome, o cosa fosse in realtà...
Eppure le creature di quel bruscolino su cui si era fermata a riposare un po', non la lasciavano dormire in pace...
Già una volta, quando si era appena addormentata, l'avevano pungolata e disturbata, avevano scosso una parte della sua coscienza e l'avevano costretta a muovere un paso, a fare un volteggio con un minuscolo e delicato piedino....e la sua veloce danza li aveva acquietati...forse desideravano vederla ballare, ma avrebbero ben potuto attendere che si riposasse un po'...
Ma sentiva che qualcosa non andava...come una puntura di insetto alla base del suo essere e della sua coscienza...si scosse un poco, mosse la coda per scacciare l'insetto, e si riacquietò, girandosi su uno dei suoi fianchi per continuare il suo riposo...dimentica di quei pochi peli che le erano stati strappati...


La Grotta Sacra...

"Afferra e tira, non pensare a ciò che vedi e non sentire ciò che odi...é solo qualcosa che é nella tua mente..."
La voce di Pakhneter era tremante di eccitazione, i suoi occhi lucidi di gioia...
"Ma cosa é, per tutti i demoni di Toth, COS'E'?" disse Nesamun, la sua voce a metà fra un sussurro, un urlo e un rantolo di orrore, i suoi occhi spalancati, la sua fronte sudata e gelida, il suo braccio destro coperto dalle rune tracciate da Pakhneter e immerso fino al gomito in quell'acqua viscida e calda, simile in consistenza al sangue, ma di un colore verde profondo e scuro come inchiostro.
"Non pensare a cos'é, altrimenti ne verrai distrutto, tira, afferra, e tira ancora, tira con la mente, portala a te come ti ho spiegato, non vorrai farmi sprecare una settimana di preparazione tua personale e anni di ricerche e di oroscopi?"...
Nesamun guardava disgustato...nella mano destra stringeva...la sua adorata Kelibel, la donna che amava ma che era sposata con il governatore Djehutmose, e le stringeva il cuore, la sua mano piantata nelle carni di lei...
Come poteva tirare? Come?
E nella mano stringeva un bambino, un piccolo feto che urlava e tentava di divincolarsi e scappare...
E ora stringeva un piccolo drago, che lo mordeva e graffiava e urlava con la voce di kelibel...
E adesso aveva in mano il suo stesso corpo, e il dolore era misto all'orrore...
"TIRA! Sciocco umano, tira!" urlò ancora il sacerdote percuotendo la schiena di Nesamun con il suo bastone...e lui si scosse come per magia, forse il bastone era incantato, e tirò e qualcosa venne fuori...o meglio venne dentro....e Nesamun urlò: il suo braccio sparito, bruciato, negato, distrutto...eppure era lì...poteva sentirlo, sapeva che c'era...eppure non c'era più, non poteva toccare, non poteva vederlo, non poteva usarlo....e la cosa non si vedeva più; anche se da sotto l'acqua limacciosa si avvertiva lontano un rumore simile ad un respiro, ma un respiro di mille uomini al'unisono, un respiro del cielo, lontano e sommerso a profondità inimmaginabili...
"Cosa é successo?" disse il maestro, scosso e inebetito, incapace di capire, che muoveva il braccio senza effetto, che non vedeva la sua mano, e che cercava di tappare con la sinistra il fiotto di sangue che usciva dalla sua spalla, senza grosso successo, ma senza avvertire dolore...
La risposta fu il buio...
Pakhneter si rialzò, col bastone in mano, di cui aveva usato una minima parte di potere per stordire Nesamun: la sua forza non sarebbe stata sufficiente, l'architetto era un uomo robusto.
"Ah, piccolo umano, io e te cambieremo la storia e distruggeremo il male, ma la tua mente da sola non é in grado di controllare il potere dell'Artiglio....solo io posso farlo attraverso di te...mi spiace amico mio, ma questo é più importante di te e dei tuoi sciocchi sogni..."
E così dicendo si mise al lavoro, con l'ago antico che si diceva appartenesse ad una Dea, e il filo formato dai capelli dello stesso Osiris...
Avrebbe impedito a Nesamun di morire fino al momento in cui avrebbe scatenato l'artiglio su Typhoon, e contemporaneamente lo avrebbe mantenuto in stato di incoscienza....in fondo gli spiaceva un po'  per lui, era una persona schietta e simpatica, ma il suo sacrificio era necessario per impedire che l'universo stesso venisse distrutto...avrebbe pianto per lui una volta finita la battaglia, adesso non c'era tempo, il tempo era sempre troppo poco, e non gli rimanevano più molti decenni da vivere, ormai aveva passato la soglia dei 500 anni, e certo non era così potente da prolungare ancora a lungo la sua vita. Già i suoi arti erano diventati deboli, più deboli di quelli di un umano...

Erebus

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Re: La Cosa che Sogna...
« Risposta #2 il: Dicembre 10, 2009, 03:44:10 »
Epilogo...
Un campo di battaglia fra le dune del deserto, un luogo che rimarrà sterile in eterno e dimenticato dai cuori e dalle menti se non per quello che vi é accaduto...


Typhoon aveva perso...le sue armate di angeli stavano schiantando le truppe di Osiris ed Horus, fino a che non era spuntato quel mezzo uomo, quel vecchio che trasportava sul suo carro quel cadavere...e il vecchio aveva danzato sul carro, protetto da Osiris ed Horus in persona, e dal carro era ricomparso l'artiglio...come diavolo avevano fatto di nuovo? Dove l'avevano trovato? COSA ERA?
Il suo potere era terribile a vedersi, simile a quello dello stesso Typhoon nella sua forma astrale completa, nel suo limbo privato...
Era salita, come un'onda oscura, aveva bagnato il sole con le sue lacrime di tenebra, e aveva pianto sul suo esercito, che si era disgregato, e sull'esercito di Osiris, che era morto allo stesso modo, ma sembrava bramare lui...lo cercava, si muoveva serpeggiando verso il suo essere...
E typhoon fuggì, in preda al panico, spaventato a morte...salì sul suo carro della notte, simile ad un disco di madreperla nera, circondato da baluginii verdi di energia, e partì verso il cielo, portando con se una parte della Terra, una parte della sua vita e dei suoi angeli...
Era terrorizzato, non pensava ad altro che a fuggire alla cosa...e non si accorse della folle velocità a cui andava, mentre soli e pianeti sfrecciavano oltre di lui, mentre gli angeli e gli uomini sopravissuti alla battaglia urlavano al suo fianco, trascinati nel vuoto dello spazio dal risucchio del suo carro celeste...
Fino a che non si schiantò su un pianeta...e la cosa era lì fuori, che ancora lo seguiva...allora Typhoon prosciugò le energie del pianeta per creare uno scudo e difendersi, e mille stelle scoppiarono in un'estasi di fuoco celeste, ma non distrussero la "creatura"...
E quando finalmente Typhoon iniziò a riprendersi dallo spavento, il suo urlo echeggiò fino alla Terra, la scosse come un terremoto in tutta la sua essenza, ogni uomo si svegliò tremando: era prigioniero del suo stesso potere, aveva eretto una barriera che non poteva distruggere, perché qualcosa l'aveva sigillata dall'esterno...forse la stessa creatura...
E girò lo sguardo carico di odio e sfolgorante come un sole verso gli uomini e gli angeli terrorizzati al suo cospetto...prigionieri come lui ma meno di lui....

Dal suo carro Pakhneter urlava di gioia e saltava e danzava, mentre il cubo intagliato di metallo che stringeva nelle sue mani, assorbiva il potere della Cosa che aveva inseguito Toth, e una parte del potere del Dio stesso...
"Perfetto, perfetto!!!! Ora l'Oscuro Signore é sigillato per sempre dietro il suo stesso potere..." I suoi occhi brillavano di gioia...
Horus si tolse l'elmo a forma di falco e si sedette, stanco ma soddisfatto, nella polvere del deserto...
"Padre, non gioisci anche tu della nostra vittoria...il consiglio del sacerdote é stato utile, saremmo stati spazzati via senza di esso, e invece abbiamo vinto, il male é sigillato nel suo inferno..."
"Certo, figlio, ma per quanto?" Rispose Osiris guardando con aria contrita il corpo esanime di Nesamun "e a quale costo?"
"Non sarà certo la morte di uno o anche di un esercito ad intristire questo giorno!" replicò Horus "Gioisci popolo d'Egitto, gioisci terra intera, da oggi é finita l'epoca del terrore, inizia l'Eden di Osiride, inizia il nuovo paradiso!"
"Certo ragazzo, da oggi il male sarà lentamente cancellato da questo mondo, e la vita potrà riprendere il possesso di queste terre morte" disse la voce stentorea del sacerdote, mentre osservava il cubo... "ma c'é prima un'ultima questione da risolvere...fino ad ora l'artiglio era stato custodito, male, dai discendenti di Gilganor...ora chi se ne occuperà?"
"Lascio a te questo compito, nascondilo dove non possa mai più essere ritrovato, mandalo in un limbo, imprigionalo con le energie di mille mondi se necessario, ma fai in modo che nessuno possa mai più usarlo per liberare il Dio Oscuro..." rispose Osiris...
"Certo mio signore, certo, ho già un'idea a proposito..." e il vecchio sacerdote risalì sul suo carro incantato, e presa la via del cielo sparì...
"Ora possiamo tornare a casa Horus"...
Non fece in tempo a dire queste parole, che la magia scattò....e Horus si accasciò sanguinante, il petto squarciato da una fogore di fuoco azzurro...
"Per il potere concessomi dalla Signora di Babilonia, per le energie della Dea Drago Tiamat, Signora del Chaos e della creazione, grande madre della vita e regina della terra, dispensatrice di amore e di dolore, io ti lego Osiris a questa donna, e che la tua anima sia legata alla mia fino alla fine dei tempi, mio amato...non mi lascerai più sola, sarai sempre il mio fedele amore..." disse Isis con voce soave e al tempo stesso rotta dall'emozione, le lacrime nei suoi occhi e l'amore e l'odio nelle sue parole...
"Cosa stai facendo dannata donna?" Rispose Osiris guardandola esterrefatto, incapace di capire, e di reagire prontamente "Smettila immediatamente o manderò la tua anima a fare compagnia a quella del Signore Oscuro...Sei forse impazzita?"
"No, mio dolce amore, i tempi e le cose cambiano...non sarò più il tuo dolce cucciolo domestico da tenere chiuso in gabbia nel tuo tempio per i tuoi piaceri...adesso io sarò la Regina, e tu il mio Re, e insieme regneremo su queste terre fino alla fine dei tempi, i nostri poteri uniti l'estasi per noi e la gioia e la vita per queste terre...creeremo una nuova generazione di Dei, il nostro amore sarà eterno e non vi saranno più guerre, la Terra diventerà un nuovo Eden per davvero, ma non verrà conquistata con la spada, non ci sarà più versamento di sangue e sacrifici inutili per compiacere il giovane Dio della Giustizia, che ora giace nel suo stesso sangue, ma l'amore conquisterà tutto, l'amore per noi, l'amore che noi forgeremo, la vita che noi creeremo..."
Osiris guardò Horus, raccolse la sua anima guerriera che non aveva mai avuto un attimo di sconforto o indecisione, e che prontamente aveva offerto a lui le sue ultime energie per liberarlo della stretta dell'incantesimo maledetto, e raccolse nella sua mano i raggi del sole, pronto a liberarli su quella assurda creatura umana che gli aveva dato piacere, ma che non aveva neppure idea di cosa volesse dire essere un Dio..."Stupida donna, oggi hai firmato la tua condanna a morte, hai ucciso il mio figlio adorato, la mia maledizione scenda si di te...Volevi starmi vicina per l'eternità? La tua anima mi terrà compagnia, mentre il tuo corpo continuerà ad allietare le mie notti fino a che non sarò stanco di te..." e volse il palmo infuocato verso di lei...

Pektry era sconvolto...nella sua giovane vita era sempre stato indeciso, era abituato a prendere ordini e adorava il suo signore Horus, il Dio della guerra e della giustizia che tante volte lo aveva guidato in battaglia assieme ai suoi compagni contro le orde del male...ma non poteva lasciare che il suo amore facesse quell'orrenda fine...Dio o no, avrebbe deciso lui, per una volta, del suo destino...raccolta la forza, e il coraggio, si scagliò urlando con la lancia contro il fianco del Dio, trapassandolo nel momento stesso in cui questi liberava l'energia di suo padre, il Sole...
Pektry venne avvolto dalle fiamme che bruciavano anche l'anima, sparì totalmente, incenerito in ogni atomo del suo corpo...ma la lancia colpì contemporaneamente, il Dio urlò, nei suoi occhi una maledizione verso i traditori, una maledizione non detta ma altrettanto potente, e il Sole suo padre gli sorrise e lo abbracciò...

Erebus

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Re: La Cosa che Sogna...
« Risposta #3 il: Dicembre 10, 2009, 03:44:44 »
EPILOGO II:

Isis piangeva....
Ora era Regina...
Ma non aveva più il suo Re...
Il suo Re che tanto amava e che aveva cercato di ucciderla...
Il suo Re che tanto amava e che ora era in parte dentro di lei...legato dalla magia che lei stessa aveva intessuto...
Che avessero avuto ragione i sacerdoti che la custodivano? Forse la magia segreta di Tiamat non era controllabile come lei aveva creduto, forse aveva sbagliato l'incantesimo, forse il potere del Dio era troppo, forse l'amore l'aveva accecata...
Ora lui era legato a lei per sempre, ma non come lei aveva sperato...le sue urla di strazio e di dolore le bruciavano dentro, la sua anima si contorceva e bruciava la sua dall'interno con mille aghi...
E Isis piangeva...e ascoltava le sue urla dentro di lei...e non sapeva cosa fare...
Non capiva più niente...
Sola...
In un mondo che aveva visitato poche volte senza avere al fianco qualcuno....
Sola...
Con il suo potere...
Con l'ultimo dono di Osiris, l'incapacità di morire o di impazzire...e le sue urla strazianti...
Sola...
Si diresse verso il deserto...

E in lontananza una Dea che era un drago, una madre che era anche carnefice dei suoi figli, nascosta nella sua Torre forgiata di Chaos, rise...e pianse allo stesso tempo...per la sua amata nuova figlia...


EPILOGO III:

Il campo di battaglia ormai era deserto, rimanevano solo le bestie che si nutrivano dei cadaveri dei caduti...
Nesamun scostò con il braccio destro lo sciacallo più vicino che stava cercando di strappargli i capelli che cucivano la sua spalla, dimentico di non avere più un braccio, di non avere più vita...e lo sciacallo si contorse, guaì, e bruciò fino a diventare una piccola carcassa nera...
Nesamun non capiva...non ricordava...cosa era successo?
Dov'era il suo braccio?
Dov'era la sua amata Kelybel? Avrebbe voluto stringerla fra le braccia...ma non poteva...non era la sua consorte, era promessa a Djehutmose...o forse erano già sposati? Non ricordava bene...e perché non vedeva più il braccio? Troppo sole del deserto...poteva sentirlo e toccarlo e pizzicarlo...che strano effetto...
E cos'erano tutti quei cadaveri?
Che battaglia c'era stata? Aveva combattuto anche lui?
AH, che confusione...
Meglio mettersi in cammino e sperare di trovare un'oasi, altrimenti sarebbe morto di sete...
Si incamminò...

Da qualche parte nascosta, una cosa continuava a sognare, dimentica di aver perso qualche pelo...

FINE?

Gio

Tenaka_Steo

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Re:La Cosa che Sogna...
« Risposta #4 il: Dicembre 10, 2009, 07:23:59 »
Veramente bello, mi è piaciuto molto.

È un vecchio racconto o l'hai scritto nuovo? Immagino che visto che stiamo giocando cose diverse sia della "vecchia" versione...
Then we will fight in the shade.

Erebus

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Re:La Cosa che Sogna...
« Risposta #5 il: Aprile 07, 2010, 01:37:36 »
Credevo di avere risposto invece no :D
Allora è un vecchio racconto, che dovrei rileggere anche e probabilmente modificare un po'. L'avevo scritto di getto ed era legato ai personaggi immortali (PNG) della campagna di Anubia 1850Dark. Ora probabilmente cambierei delle parti, però va anche bene così, in fondo gli universi di SdF sono infiniti e ci può stare anche questa versione ^_^

Tenaka_Steo

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Re:La Cosa che Sogna...
« Risposta #6 il: Aprile 13, 2010, 11:44:00 »
Non cambiarla, è bella così, e ci sta per un'altra ambientazione... al limite puoi sempre scriverne un'altra versione più aderente alla nostra "attualità" di gioco.  ;)
Then we will fight in the shade.

Erebus

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Re:La Cosa che Sogna...
« Risposta #7 il: Aprile 18, 2010, 09:33:24 »
va bene, seguirò il consiglio :)